Terra di catene montuose che corrono parallele da nord a sud, la Thailandia del Nord è fatta di valli lunghe e strette, ciascuna con il suo fiume e la sua città. Il Ping bagna Chiang Mai, il Wang Lampang, lo Yom Phrae e Sukhothai, il Nan la città che ne porta il nome e poi Phitsanulok, e tutti e quattro scendono verso la pianura fino a Nakhon Sawan, dove si uniscono e diventano il Chao Phraya, il fiume di Bangkok. Le montagne finiscono a ovest contro il confine birmano e a est contro quello laotiano, mentre a sud la regione si apre sulla piana delle risaie dove nacque il primo regno siamese.
Per secoli questa fu un’altra nazione. Nel 1281 re Mangrai conquistò Hariphunchai, l’antica capitale mon che oggi si chiama Lamphun, e nel 1296 fondò Chiang Mai come centro del Lanna, il regno del milione di risaie, negli stessi anni in cui più a sud fioriva Sukhothai, alla quale la tradizione attribuisce l’alfabeto thai. Il Lanna cadde sotto i birmani nel 1558 e ci restò per due secoli, finché nel 1775 i principi di Lampang si ribellarono e si allearono con il Siam per cacciarli. Da allora il nord gravitò attorno a Bangkok pur conservando i suoi principi, e soltanto dal 1884, con le riforme di re Chulalongkorn, cominciò a essere amministrato dalla capitale; la dinastia di Chiang Mai smise di governare nel 1932.
Da quella storia separata viene ciò che distingue la regione, una scrittura propria, templi dai tetti bassi a falde sovrapposte con il teak al posto della pietra, una cucina di riso glutinoso e di khao soi che altrove non si incontra. In montagna vivono poi i popoli delle colline, dai karen agli hmong, dai lahu ai lisu, accanto ai villaggi shan delle valli di confine, e sui versanti che fino agli anni Ottanta producevano oppio i progetti reali hanno portato il caffè, il tè e la macadamia.
Quando andare
Come in buona parte del paese, la stagione migliore va da novembre a febbraio, con giornate asciutte, cielo pulito e risaie dorate. Fra dicembre e gennaio le notti si fanno fredde e sulle cime più alte l’erba si copre di brina, che i thailandesi salgono apposta a vedere. È anche la stagione delle feste. Nella luna piena del dodicesimo mese lunare, quasi sempre in novembre, il Loi Krathong si sovrappone a Chiang Mai alla festa lanna di Yi Peng, con le lanterne volanti ammesse soltanto nei luoghi autorizzati, e a Sukhothai, dove secondo la tradizione è nato, illumina per giorni il parco storico.
Da febbraio ad aprile le campagne bruciano le stoppie, e la foschia che ne esce vela le valli per settimane, peggiora l’aria e cancella i panorami, tanto che la provincia di Chiang Mai vieta ogni anno i fuochi all’aperto senza riuscire a fermarli del tutto. Aprile è anche il mese più caldo, soprattutto qui e nel nordest. Le piogge cadono fra maggio e ottobre e lasciano la regione verdissima e le cascate al massimo, ma chiudono alcuni sentieri d’alta quota e rendono le strade di montagna meno sicure.
Come ci si muove
Quasi tutto passa da Chiang Mai, a circa settecento chilometri da Bangkok, che si raggiunge in aereo in poco più di un’ora oppure con il treno da Krung Thep Aphiwat, che viaggia quasi sempre di notte fra le dieci e le quattordici ore e ferma anche a Phitsanulok e a Lampang. Chiang Rai, Nan e Sukhothai hanno voli diretti dalla capitale e Phitsanulok soltanto da Don Mueang, mentre gli aeroporti di Mae Hong Son e di Phrae non hanno più voli di linea, e per l’ovest montuoso resta soltanto la strada.
Fra le città principali corrono autobus frequenti, circa tre ore da Chiang Mai a Chiang Rai, e minivan che salgono a Pai in tre o quattro. La regione dà però il meglio a chi si muove da sé, perché templi, villaggi e belvedere stanno lontano dalle fermate. Il loop di Mae Hong Son, circa seicento chilometri e 1.864 curve attraverso Pai, Mae Hong Son e Mae Sariang, è il grande giro su strada del nord e chiede quattro o cinque giorni, senza fretta e con le cautele di chi guida in Thailandia per la prima volta. Lungo il confine birmano la situazione cambia di mese in mese, con il valico di Mae Sai chiuso agli stranieri dalla metà del 2024, e prima di partire conviene ripassare come viaggiare sicuri.
Cosa non perdere
Chiang Mai è la base di quasi ogni viaggio e merita almeno tre giorni. Dentro il fossato la città vecchia conserva decine di templi lanna, dal Wat Chedi Luang, rimasto senza la cima dopo il terremoto del 1545, al Wat Phra Singh, mentre sopra la città il Wat Phra That Doi Suthep guarda la valle dalla cima di trecentosei gradini. A una ventina di chilometri Lamphun conserva il chedi dorato dell’antica Hariphunchai; a un paio d’ore verso sudovest il Doi Inthanon, con i suoi 2.565 metri la vetta più alta della Thailandia, si sale fra cascate, villaggi karen e foresta di nebbia; a nord Chiang Dao nasconde una grotta sotto un tempio, ai piedi di un massiccio calcareo.
A circa tre ore di strada, Chiang Rai è la città delle opere d’autore, il Tempio Bianco di Chalermchai Kositpipat, il Tempio Blu e la Casa Nera di Thawan Duchanee, e la base per il Triangolo d’Oro, dove il Ruak entra nel Mekong e tre paesi si guardano, con il museo dell’oppio e le rovine di Chiang Saen, capitale lanna del Trecento. Sulla strada fra le due città, Phayao si allarga attorno al suo lago, con un tempio di più di cinque secoli sommerso nel mezzo.
A ovest comincia il nord più remoto. Pai è una valle di risaie e sorgenti calde in fondo a settecentosessantadue curve, con il canyon di terra rossa al tramonto, il ponte di bambù sulle risaie e, più avanti, la grotta di Tham Lot, che si attraversa in zattera. Mae Hong Son chiude l’anello con i due templi birmani specchiati nel lago Jong Kham e con Ban Rak Thai, il villaggio dei cinesi dello Yunnan fra le piantagioni di tè.
Scendendo verso la pianura, Sukhothai, prima capitale del Siam e patrimonio UNESCO dal 1991, ha un parco storico alberato che si gira in bicicletta, e una cinquantina di chilometri più a nord Si Satchanalai ripete le stesse rovine in mezzo a un bosco e con molti meno visitatori. Phitsanulok, da cui ci si arriva, custodisce il Phra Buddha Chinnarat, per molti thailandesi il Buddha più bello del paese, e Lampang, sulla strada per Chiang Mai, è l’unica città dove si gira ancora in carrozza a cavallo. Chi viaggia con calma trova infine a est le due province meno battute, Phrae, che per un secolo visse del commercio del teak e ne conserva le ville padronali intagliate, e Nan, appoggiata al confine laotiano, dove gli affreschi del Wat Phumin raccontano la vita del principato nell’Ottocento.