Il Wat Phumin è il motivo per cui si fanno sei ore di curve per arrivare a Nan. Lo fece costruire il signore della città, Chettabut Phrommin, e con il nome originario di Wat Phrommin compare nelle cronache del nord nel 1596. Da fuori è un edificio basso e bianco a pianta di croce, con due scalinate di naga che lo attraversano da parte a parte, la testa da un lato e la coda dall'altro, come se il serpente reggesse il tempio sulla schiena. L'ente del turismo lo indica come l'unico edificio del genere in Thailandia, ed è una di quelle affermazioni che dopo averlo visto non si ha voglia di contestare.

I quattro Buddha

Dentro non c'è un altare in fondo come in ogni altro tempio thailandese. C'è un pilastro quadrato al centro e sui quattro lati altrettanti Buddha dorati seduti nel gesto della chiamata della terra a testimone, ciascuno rivolto verso una delle quattro porte. Si gira intorno e ogni braccio della croce dà una prospettiva diversa. Le porte stesse meritano una sosta, perché ognuna è intagliata in un unico pezzo di teak dorato spesso una decina di centimetri, con un intreccio di tralci, fiori e foglie che è opera degli artigiani di Nan.

I murales

Le pareti sono coperte da affreschi che i locali chiamano hup taem e che l'ente del turismo divide in tre parti, le vite anteriori del Buddha, la vita quotidiana della gente di Nan e le leggende popolari. Furono dipinti durante il grande restauro cominciato nel 1867 dal principe Anantaworaritthidet, che durò sette anni, e si attribuiscono a Nan Bua Phan, un pittore del posto di origine tai lue. Ci sono i mercanti, le donne al telaio, gli uomini con le gambe tatuate fino al ginocchio come si usava fra i tai lue, le barche sul fiume, i litigi, il mercato, e in un angolo perfino un funzionario europeo con il casco coloniale, testimone del momento in cui l'Indocina francese arrivò all'altra riva del Mekong.

Il dettaglio famoso è un uomo con le braccia tatuate che si china verso una donna e le sussurra qualcosa all'orecchio. La didascalia dipinta lo chiama Pu Man Ya Man, che nel nord vuol dire l'uomo e la donna birmani, e i thailandesi lo conoscono come il sussurro d'amore. È diventato il simbolo della città e si ritrova sulle magliette, sulle insegne e sui souvenir di tutta la provincia, e nessuno sa che cosa lui le stia dicendo. Il tempio finì anche sulle banconote da un baht stampate durante la seconda guerra mondiale, e a Muang Boran, vicino a Bangkok, ne è stata costruita una copia.

In pratica

L'ingresso è libero e si lascia un'offerta nella cassetta. Si visita in mezz'ora, e vale la pena farne due giri, uno per i Buddha e uno con il naso a venti centimetri dalle pareti. Si entra scalzi, le spalle vanno coperte e non si usa il flash, che rovina i pigmenti. Nel primo pomeriggio la luce entra dalle finestre alte ed è il momento in cui i murales si leggono meglio. Davanti al tempio c'è il museo nazionale, chiuso il lunedì e il martedì, e i due si fanno di seguito in un paio d'ore.

Informazioni utili

Orari
Tutti i giorni dal mattino al tardo pomeriggio
Giorni di chiusura
Aperto tutti i giorni
Ingresso
Ingresso libero, con la cassetta delle offerte
Come arrivare
In centro a Nan, su Pha Kong Road, davanti al museo nazionale; a piedi da qualunque punto della città
Indirizzo
Wat Phumin, 33 Mu 1, Pha Kong Road, Nai Wiang, Mueang Nan, Nan 55000