Chiusa da montagne su tre lati e appoggiata al confine con il Laos, Nan è la provincia che il turismo ha raggiunto per ultima nel nord della Thailandia. Fino ai primi anni Ottanta buona parte del suo territorio era fuori mano e fuori controllo, perché sulle montagne c'era la guerriglia comunista, e la strada asfaltata è arrivata quando il resto del nord aveva già i suoi alberghi. Per questo il capoluogo ha ancora l'aria di una città di provincia dove i visitatori sono soprattutto thailandesi, e per questo la sua arte, nata in un principato indipendente a lungo in bilico fra l'orbita di Sukhothai e quella lanna, non assomiglia a quella di Chiang Mai.
I templi della città
Il motivo per cui si fanno sei ore di curve è il Wat Phumin, una sala a pianta di croce che sembra poggiare sulla schiena di due serpenti naga, con quattro Buddha dorati addossati a un pilastro centrale e le pareti coperte di affreschi che non raccontano il paradiso ma la vita del principato nell'Ottocento. Oltre il fiume, sulla collina a est, il Wat Phra That Chae Haeng è il luogo sacro della provincia, con il chedi dorato dentro il suo chiostro e la scalinata dei naga. Sulla collina opposta, a ovest, il Wat Phra That Khao Noi mette un grande Buddha in piedi davanti a tutta la città, ed è il posto del tramonto; in centro, il Wat Ming Muang custodisce il pilastro della città in una sala interamente bianca, stucchi compresi, e si vede in dieci minuti.
Il museo nazionale
Davanti al Wat Phumin, nell'ex palazzo dei principi di Nan, il museo nazionale raccoglie arte lanna e tai lue, e nella teca principale la zanna nera, un dente di elefante che era il talismano del principato. Apre dal mercoledì alla domenica e resta chiuso il lunedì e il martedì, e davanti all'ingresso c'è il tunnel di alberi di lamduan che tutti fotografano.
Fuori città
La provincia è più interessante del capoluogo, ma vuole un mezzo proprio. Il parco di Doi Phu Kha occupa le montagne a nordest, con la strada di tornanti che lo attraversa e i belvedere affacciati su una fila di creste; oltre il valico si scende alle saline di Bo Kluea, dove pozzi di salamoia sfruttati da secoli in mezzo alle montagne danno un sale che si fa evaporare in padelle su fuoco a legna. Sulla strada 1081 c'è il tornante panoramico che i thailandesi conoscono dal numero del cippo, e a sud, verso Na Noi, le colonne di terra erosa di Sao Din formano una specie di canyon in miniatura.
Arrivarci e quando
Da Bangkok ci sono voli diretti di poco più di un'ora e autobus notturni; da Chiang Mai l'autobus impiega circa sei ore per attraversare le montagne e da Chiang Rai quattro. In città si gira a piedi, mentre per la provincia si noleggia uno scooter o un'auto, perché i mezzi pubblici verso Bo Kluea e Doi Phu Kha sono pochi e lenti. La stagione buona va da novembre a febbraio, con le mattine fredde in montagna; in ottobre il fiume ospita le regate delle barche a testa di naga, scafi lunghissimi con equipaggi di decine di rematori, che la provincia organizza ogni anno insieme alle celebrazioni del kathin ed è la festa più bella della zona. Marzo e aprile sono i mesi della foschia, e fra luglio e settembre le strade di montagna vanno prese con prudenza.
Cosa vedere a Nan
Il Wat Phumin
Una sala a pianta di croce che poggia su due serpenti, con quattro Buddha addossati a un pilastro e le pareti coperte di affreschi che raccontano la vita del principato.
Il Wat Phra That Chae Haeng
Il tempio a cui la provincia è affezionata, con un chedi dorato dentro un chiostro sulla collina oltre il fiume, la scalinata dei serpenti e la valle sotto.
Il parco di Doi Phu Kha
Il parco più esteso del nord dopo pochi altri, con una strada di tornanti che lo attraversa e belvedere affacciati su creste in fila, dove la strada è metà del motivo.