Capoluogo della provincia più settentrionale della Thailandia, distesa sulla riva del fiume Kok fra le montagne che salgono verso la Birmania e il Laos, Chiang Rai è la città che re Mangrai fondò a metà del Duecento, prima di spostare la capitale del regno lanna a Chiang Mai e lasciare questa al figlio. Da allora restò un avamposto di confine, tanto che tre secoli fa le guerre l'avevano quasi svuotata, e soltanto nel 1910, sotto Rama V, tornò a contare qualcosa nell'amministrazione del regno. Oggi la provincia si allarga su quasi dodicimila chilometri quadrati di montagne fino alla riva del Mekong, ospita numerosi gruppi delle colline con lingue e abiti propri, ed è la porta di terra verso i due paesi vicini. Chi arriva quassù, però, ci arriva quasi sempre per tre opere costruite negli ultimi decenni da artisti vivi.
Cosa vedere a Chiang Rai
Il Tempio Bianco
Non è un tempio antico ma l'opera di un artista vivo, con l'intonaco bianco pieno di specchi, un ponte sopra centinaia di braccia che escono dall'inferno e i bagni dorati.
Il Tempio Blu
Opera di un allievo dell'autore del Tempio Bianco, è blu indaco dal pavimento al soffitto, con l'oro sui contorni e un grande Buddha bianco in fondo alla sala.
La Casa Nera
Decine di costruzioni di legno nero sparse in un parco, piene di crani di bufalo, pelli di serpente e tavoli lunghi come altari, a fare da rovescio del Tempio Bianco.
Doi Tung
La montagna dove l'oppio è stato sostituito da caffè e macadamia, con una villa di legno fra lo chalet svizzero e la casa lanna, un giardino di fiori temperati e il primo stupa del Lanna.
Che cosa resta in città
Nel centro, il Wat Phra Kaeo è il tempio in cui un fulmine spaccò il chedi e mise allo scoperto una statua ricoperta di lacca nera, sotto la quale si trovò la giada del Buddha di Smeraldo che oggi sta a Bangkok; nella sala accanto se ne conserva una copia in giada, offerta per i novant'anni della Principessa Madre, e il museo del monastero raccoglie immagini antiche e arte buddhista contemporanea. Poco più in là la torre dell'orologio dorata, disegnata da Chalermchai Kositpipat, l'autore del Tempio Bianco, funziona da rotonda del traffico di giorno e nelle prime ore della sera si accende di luci e musica allo scoccare dell'ora. Attorno c'è il night bazaar, più raccolto di quelli di Chiang Mai, con i tavoli comuni e la musica dal vivo che è la sua ragione d'essere più della merce.
Fuori città
La provincia si visita risalendo verso il confine. La montagna di Doi Tung tiene insieme la villa della Principessa Madre, il giardino di fiori temperati e il chedi che ospita la reliquia da cui nacque il primo stupa del Lanna, in una zona che fino agli anni Ottanta produceva oppio e che oggi vive di caffè e macadamia. Più a nord il Triangolo d'Oro segna il punto in cui Thailandia, Laos e Birmania si toccano sul Mekong, e la strada finisce a Mae Sai, sul valico birmano, dove si trova anche la grotta di Tham Luang diventata famosa nel 2018 per il salvataggio della squadra di ragazzi rimasta intrappolata. Verso ovest le montagne di Doi Mae Salong, fondate dai reduci nazionalisti cinesi arrivati dalla Birmania, coltivano tè oolong e si visitano fra villaggi di lingua yunnanese e piantagioni a terrazza, mentre a sud della città la cascata di Khun Kon chiude una passeggiata di mezz'ora nella foresta.
Come arrivare
L'aeroporto internazionale Mae Fa Luang riceve voli diretti da Bangkok più volte al giorno, ed è la via più rapida per chi ha pochi giorni. Da Chiang Mai gli autobus impiegano circa tre ore su una strada di montagna panoramica, e arrivano al terminal fuori città, mentre il terminal vecchio, accanto al night bazaar, serve le corse per i distretti della provincia e per le province vicine. Da Bangkok partono pullman notturni dal terminal nord di Chatuchak. In città si gira a piedi e con i tuk tuk, ma per i templi d'autore e per la montagna serve un mezzo, uno scooter o un taxi preso a ore, e la salita verso Doi Tung chiede freni in ordine e un po' di esperienza (guidare in Thailandia).