Affacciata a oriente sul mare aperto, la costa del Golfo di Thailandia è la metà della penisola che guarda l’alba. Comincia attorno a Hua Hin e scende attraverso quattro province, Prachuap Khiri Khan, dove il paese si riduce a una striscia di poco più di una decina di chilometri fra il mare e il confine birmano, Chumphon, dove comincia il sud vero, Surat Thani e Nakhon Si Thammarat. È una costa bassa e sabbiosa, al largo della quale il mare si riempie di isole coperte di palme e di foresta, mentre nell’interno, a metà strada fra i due mari, i rilievi calcarei custodiscono la foresta pluviale di Khao Sok.

La sua storia è più antica di quella del Siam. A Chaiya un porto del regno di Srivijaya, l’impero marittimo buddhista che controllò lo stretto di Malacca fra il settimo e il tredicesimo secolo, ha lasciato un chedi di circa milleduecento anni, e a Nakhon Si Thammarat il regno di Tambralinga, la Ligor dei mercanti arabi e portoghesi, commerciava con l’India e con la Cina prima che esistesse Sukhothai. Molto più tardi arrivarono i re, e quando nel 1911 la ferrovia raggiunse Hua Hin la corte di Bangkok scoprì di avere il mare a poche ore di treno. Le isole restarono invece a lungo fuori da tutto, con Samui che viveva di noci di cocco, finché negli anni Settanta i primi viaggiatori non cominciarono a sbarcare dai pescherecci.

Oggi il golfo tiene insieme due viaggi diversi. Il primo è quello delle tre isole, che si mettono in fila in una settimana abbondante e non si somigliano per niente, la più grande, quella delle feste e dei ritiri di yoga, quella delle immersioni. Il secondo è la terraferma, dove vanno in vacanza soprattutto i thailandesi e dove, fra le baie di Chumphon e di Khanom e i templi di Nakhon Si Thammarat, gli stranieri sono pochissimi.

Quando andare

Chi si chiede quando andare in Thailandia per il mare trova qui un calendario suo. Sulle isole e sulla costa meridionale il periodo migliore va da gennaio ad aprile, con febbraio e marzo i mesi più asciutti, e una seconda finestra buona si apre in piena estate, quando sulle Andamane piove, il che fa comodo a chi ha le ferie in agosto. Da evitare sono invece i mesi fra ottobre e dicembre, quelli del monsone di nordest, con novembre il più piovoso e il parco marino di Ang Thong chiuso ogni anno dal primo novembre al quindici dicembre. Più a nord, attorno a Hua Hin, la stagione buona comincia già in novembre e dura fino ad aprile.

Il Full Moon Party di Haad Rin si tiene una volta al mese, nella notte di luna piena, ma la data slitta di un giorno o due quando il plenilunio cade in una festività buddhista, per cui va controllata di volta in volta. Per Khao Sok la stagione asciutta va da dicembre ad aprile.

Come ci si muove

La spina dorsale della regione è la ferrovia del sud, che da Bangkok segue la costa e raggiunge Hua Hin in tre o quattro ore, Chumphon in sette o otto, la stazione di Surat Thani fra le nove e le dodici e Nakhon Si Thammarat in quattordici o quindici. Il treno notturno è il modo classico di andare alle isole, perché arriva all’alba in tempo per le barche, e le compagnie vendono un biglietto unico che mette insieme treno, autobus e traghetto. Si parte dai moli di Chumphon, i più vicini a Koh Tao, o da quello di Donsak, a oriente di Surat Thani, da cui Koh Samui dista un’ora e mezza.

Samui ha anche un aeroporto privato, costruito e gestito da Bangkok Airways, comodo e caro in proporzione, e chi tiene d’occhio il costo del viaggio fa bene a volare sulla terraferma e proseguire in autobus e traghetto. Fra le isole si va in catamarano, mezz’ora da Samui a Phangan e un’ora e mezza da Phangan a Tao, e una volta sbarcati il mezzo di tutti è lo scooter, da prendere con giudizio perché a Phangan e a Tao alcune strade sono rampe di cemento molto ripide, che diversi noleggi escludono dall’assicurazione, e quanto si dice su guidare in Thailandia vale qui più che altrove. Sulla terraferma serve un mezzo proprio per i parchi, perché a Khao Sam Roi Yot e a Khanom non c’è un trasporto pubblico utile.

Cosa non perdere

Koh Samui è la porta del golfo, la seconda isola del paese per dimensioni, con la spiaggia lunga e attrezzata di Chaweng, quella più tranquilla di Lamai, le case di legno del Fisherman’s Village di Bophut e il Big Buddha dorato sullo scoglio di Koh Fan. Da qui si va in barca alle quarantadue isole calcaree di Ang Thong, con la laguna di acqua smeraldo chiusa nella roccia.

A mezz’ora di catamarano, Koh Phangan vive di una doppia identità, perché una notte al mese la spiaggia di Haad Rin si riempie per la festa, mentre negli altri giorni l’isola è fatta di baie chiuse fra i promontori, di scuole di yoga e del torrente di Than Sadet, dove Rama V lasciò le sue iniziali su un masso. Più a nord, Koh Tao è una delle capitali mondiali della subacquea, con il primo brevetto a una frazione dei prezzi europei, e davanti alla sua costa i tre scogli di Koh Nang Yuan, uniti da una lingua di sabbia, compongono una delle fotografie più riprodotte del golfo.

Sulla terraferma la meta più nota è Hua Hin, il mare dei bangkokiani dagli anni Venti, con la spiaggia percorsa dai cavalli, i ristoranti di pesce sui moli e la stazione in legno rosso e crema. Nell’interno, fra le due coste, Khao Sok protegge una delle foreste pluviali più antiche del pianeta e il lago Cheow Lan, da cui escono le torri di calcare e dove si dorme nelle case galleggianti.

Chumphon, che quasi tutti vedono solo dal molo, ha spiagge vuote nei giorni feriali e il santuario del principe di Chumphon, il figlio di Rama V che riformò la marina. Una sessantina di chilometri a sud di Hua Hin, nel parco di Khao Sam Roi Yot, la grotta di Phraya Nakhon custodisce un padiglione dorato costruito nel 1890 per una visita di Rama V, che per pochi minuti in tarda mattinata si accende sotto il raggio di sole sceso dalla volta crollata. Nakhon Si Thammarat ha il Wat Phra Mahathat, entrato nel luglio del 2026 nel patrimonio mondiale UNESCO come primo sito del meridione thailandese, e il khanom jeen che si mangia a colazione. Khanom, di fronte a Samui, ha spiagge frequentate quasi soltanto da thailandesi e una colonia di delfini rosa che si avvistano all’alba dai pescherecci. E Surat Thani, lo snodo da cui passano tutti, ha a un’ora di strada il chedi di Chaiya e il monastero di Suan Mokkh, dove ogni mese comincia un ritiro di dieci giorni in silenzio.