Quella che chi viaggia chiama costa est è la sponda orientale del golfo di Thailandia, che dalla periferia di Bangkok scende verso sudest fino al confine cambogiano attraverso quattro province, Chonburi, Rayong, Chanthaburi e Trat. A tenerle insieme è la Sukhumvit, la statale numero 3, che parte dalla capitale e corre lungo tutta la costa. La parte occidentale è fra le più industriali del paese, con il grande polo petrolchimico di Map Ta Phut, ma le fabbriche e le spiagge occupano pezzi di costa diversi, e scendendo verso est lasciano il posto ai frutteti, alle mangrovie e alle montagne coperte di foresta.

La sua è in buona parte una storia di frontiera. Nel 1767, dopo la caduta di Ayutthaya, il generale Taksin riparò a Chanthaburi e da lì, qualche mese più tardi, risalì il Chao Phraya con l’esercito che avrebbe cacciato i birmani. Più di un secolo dopo toccò alla Francia, che dopo la crisi del 1893 occupò Chanthaburi e tenne Trat fino al 1907, e di quegli anni, insieme alla comunità cattolica vietnamita arrivata sul fiume all’inizio del Settecento, restano le case con i balconi di legno e la chiesa più grande del paese. Il turismo è arrivato negli anni Sessanta, quando i militari americani di stanza in Vietnam cominciarono a passare i congedi in un villaggio di pescatori destinato a diventare la città balneare più discussa della Thailandia.

La vicinanza alla capitale è insieme il pregio e il limite della regione. Le spiagge e le isole più vicine sono il mare del fine settimana di Bangkok, e il sabato e la domenica si riempiono di famiglie thailandesi, con le camere che arrivano a costare il doppio. Chi può viaggiare in settimana trova le baie mezze vuote e alleggerisce il costo del viaggio.

Quando andare

Fra le stagioni della Thailandia, la costa est segue quella del monsone di sudovest, cioè il calendario del mare delle Andamane più che quello di Koh Samui. La stagione buona va da novembre ad aprile, mentre da maggio a ottobre la pioggia arriva dritta sulle spiagge occidentali delle isole maggiori, il mare si alza, parecchi indirizzi chiudono e settembre è di solito il mese peggiore. L’eccezione è Koh Samet, che sta in un’ombra di pioggia creata dai rilievi dell’entroterra e riceve circa la metà della pioggia che cade sul resto del paese, così che anche in piena estate i rovesci tendono a essere brevi.

In primavera, e fino all’inizio dell’estate, i frutteti dell’interno raccolgono il durian, il mangostano e il rambutan, e le fattorie aprono i buffet in cui si paga una cifra fissa e si mangia quanto si vuole. Nella stessa stagione la provincia di Chonburi chiude il capodanno thailandese con il Wan Lai, la festa dell’acqua che segue di qualche giorno il Songkran, intorno alla metà di aprile, con date che le città fissano di anno in anno.

Come ci si muove

Autobus e minivan partono di continuo dal terminal di Ekkamai a Bangkok e raggiungono le prime spiagge in due o tre ore secondo il traffico, Chanthaburi in circa quattro e Trat in cinque e mezza. Per l’estremità orientale conviene spesso il volo, perché l’aeroporto di Trat riceve più voli al giorno dalla capitale, con poco meno di un’ora di viaggio, e sta a una ventina di minuti dai moli. Sul posto ci sono i songthaew, ma fra una spiaggia e l’altra passano meno spesso di quanto ci si aspetti, e a chi vuole fermarsi nei frutteti e nei paesi di pescatori un’auto a noleggio cambia il viaggio, purché si conoscano le regole per guidare in Thailandia.

Ogni isola ha il suo molo, e confonderli costa mezza giornata. Per Koh Samet si parte da Ban Phe, per Koh Chang da Ao Thammachat e per Koh Kood da Laem Sok, più a sud, mentre fra le isole i motoscafi partono da Bang Bao, sulla punta meridionale di Koh Chang. Il valico di Hat Lek verso la Cambogia è invece chiuso dal 2025, come tutti i valichi terrestri fra i due paesi, e lungo la fascia di confine sono segnalati mine e ordigni inesplosi. Le isole non ne sono toccate, ma prima di partire conviene leggere gli avvisi aggiornati sulla sicurezza.

Cosa non perdere

Pattaya è la meta più nota della regione e anche la più discussa. Accanto ai bar di Walking Street, dove le truffe dei conti gonfiati sono di casa, ha il Santuario della Verità, un edificio di teak alto più di cento metri, intagliato a mano e tenuto insieme senza un chiodo, in cantiere dal 1981 e mai finito, mentre per il bagno si prende il traghetto per Koh Larn. Poco più a nord, al largo di Sriracha, Koh Si Chang offre una gita diversa da tutte le altre, con le navi da carico all’ancora nel canale e le terrazze del palazzo estivo di Rama V.

Più a est, la provincia di Rayong è il mare dei thailandesi, con i dodici chilometri di sabbia di Mae Ramphueng e il porto di Ban Phe, da cui in una quarantina di minuti si arriva a Koh Samet. L’isola fa tutta parte di un parco nazionale, con un ingresso che per gli stranieri costa circa 200 baht, e allinea una decina di baie, dalla bianchissima e affollata Hat Sai Kaew alle calette silenziose di Ao Thian.

Chanthaburi è probabilmente la città più interessante della costa, e quasi tutti la superano senza fermarsi. Dal venerdì alla domenica il mercato delle pietre preziose riempie i vicoli di sensali che contrattano rubini e zaffiri con la bilancia e la lente, e sul fiume la cattedrale dell’Immacolata Concezione guarda le case di legno del Chantaboon Waterfront. Trat, un’ora e mezza più in là, è per molti solo la città dei moli, ma chi ci passa una notte trova un centro di case in legno e un mercato a prezzi che sulle isole non esistono più.

Koh Chang è la più grande delle isole, una montagna coperta di foresta con il parco nazionale marino che si prende l’interno e le spiagge allineate sul versante occidentale, da White Sand Beach, la più costruita, fino a Lonely Beach e alle palafitte di Bang Bao. Koh Kood, l’ultima isola thailandese prima delle acque cambogiane, è quella che molti indicano come la più bella della costa, con poco più di duemila abitanti, nessuna vita notturna e la cascata di Klong Chao, che si raggiunge anche in kayak risalendo il canale. È scomoda da raggiungere e costa più delle altre, ed è proprio per questo che è rimasta così.