Ultima provincia thailandese prima della Cambogia, Trat è per la maggior parte dei viaggiatori un nome stampato su un biglietto, perché da qui partono i traghetti per Koh Chang e le imbarcazioni per Koh Kood e per Koh Mak. La città in sé è piccola, con poche decine di migliaia di abitanti nel distretto, e chi ci passa una notte per forza di coincidenze scopre un centro di case in legno a due piani, mercati veri e prezzi che sulle isole non si vedono più da un pezzo. Vale la pena arrivarci sapendo due cose, quale molo serve a quale isola e come stanno le cose al confine, perché su entrambe le questioni le informazioni in circolazione sono spesso vecchie.
I moli, e quale serve a cosa
La cosa da capire prima di partire è che i moli sono più di uno, stanno tutti fuori città e sono distanti fra loro, per cui sbagliare significa perdere mezza giornata. I traghetti per Koh Chang partono dal molo di Ao Thammachat e sbarcano ad Ao Sapparot, con corse frequenti e una traversata di mezz'ora abbondante. Le imbarcazioni per Koh Kood e per Koh Mak partono invece tutte dal molo di Laem Sok, più a sud, a una mezz'ora di strada dalla città. Il vecchio molo di Laem Ngop conserva un ruolo residuale e va verificato caso per caso, mentre il servizio dal molo di Center Point, che molte guide indicano ancora come alternativa per Koh Chang, è sospeso dalla metà del 2024. Un songthaew dalla stazione degli autobus verso i moli costa poco se viaggia pieno e molto di più se lo si prende come corsa privata, e chi ha una coincidenza all'alba fa bene a dormire vicino al molo giusto invece che in centro.
Che cosa c'è in città
Il mercato di Trat occupa l'isolato dietro la via principale e cambia faccia tre volte al giorno, con la frutta e il pesce all'alba, le bancarelle di cibo pronto a mezzogiorno e il mercato notturno dal tramonto in avanti, a prezzi che dopo qualche giorno sulle isole sembrano un errore di stampa. Fuori città il Wat Buppharam è uno dei monasteri più antichi della provincia, con un viharn in legno che è scampato ai restauri, mentre a una decina di chilometri, sulla strada dei moli, il villaggio di Ban Nam Chiao si distende fra le mangrovie e mette insieme una comunità musulmana e una buddhista, oltre a fabbricare ancora a mano il cappello a cupola dei raccoglitori.
La situazione al confine
Questo capitolo va letto prima di programmare qualunque cosa a sud della città. Il valico di Hat Lek, che per anni è stato il passaggio più comodo verso Koh Kong e la costa cambogiana, è chiuso come tutti i valichi terrestri fra i due paesi dalla fine di giugno del 2025, dopo che una lunga disputa di confine è degenerata in scontri armati, e alla data di questo aggiornamento non è stata annunciata alcuna riapertura. Le raccomandazioni di viaggio dei governi occidentali sconsigliano di avvicinarsi alla fascia di confine della provincia, dove sono segnalate mine e ordigni inesplosi. Le isole restano un'altra cosa, perché Koh Chang, Koh Kood e Koh Mak non sono state toccate dagli scontri e i collegamenti funzionano normalmente, ma chi viaggia in questa provincia farebbe bene a verificare la propria copertura assicurativa e a controllare gli avvisi aggiornati prima di partire, secondo quanto indicato anche nella pagina su come viaggiare sicuri in Thailandia.
Come arrivare
Da Bangkok l'autobus dal terminal di Ekkamai impiega attorno alle cinque ore e mezza e ci sono anche corse notturne, mentre l'aeroporto di Trat riceve più voli al giorno dalla capitale con poco meno di un'ora di volo. È un aeroporto piccolo e in buona parte all'aperto, a una ventina di minuti dai moli per Koh Chang, e per chi ha poco tempo giustifica ampiamente la differenza di prezzo rispetto al pullman. Da Chanthaburi si arriva in un'ora e mezza di strada.
Cosa vedere a Trat
Il valico di Hat Lek
Il passaggio storico verso Koh Kong e la costa cambogiana è chiuso dalla fine di giugno del 2025, insieme a tutti gli altri valichi terrestri fra i due paesi.
Il villaggio di Ban Nam Chiao
Un villaggio fra le mangrovie dove una moschea e un tempio stanno a trecento metri di distanza, e dove si cuce ancora a mano il cappello dei raccoglitori.