Addossato al lato meridionale del Grande Palazzo Reale, da cui lo separano dieci minuti di cammino, il Wat Pho è il più antico e il più esteso dei templi di Bangkok, e il suo nome per esteso, Wat Phra Chetuphon Vimolmangklararam, ricorda una fondazione anteriore alla nascita della capitale. Rama I lo fece ricostruire da capo alla fine del Settecento e Rama III lo ampliò nell'Ottocento trasformandolo in quella che i thailandesi considerano la prima università del paese, un luogo dove il sapere veniva inciso sulla pietra perché chiunque potesse leggerlo. Di quel progetto restano oltre millequattrocento lastre di marmo con testi di medicina, letteratura, storia e astrologia, che l'UNESCO ha iscritto nel 2011 nel registro della Memoria del mondo e che fanno di questo complesso qualcosa di più di un tempio bello da fotografare.
Il Buddha sdraiato
Il padiglione che si visita per primo custodisce la statua che ha reso famoso il tempio, un Buddha sdraiato lungo quarantasei metri e alto quindici, in mattoni ricoperti di stucco e foglia d'oro, che rappresenta il maestro nel momento del passaggio al nirvana. Lo spazio attorno è appena sufficiente a girargli intorno, ed è proprio quello che va fatto, perché il capolavoro sta in fondo, nelle piante dei piedi intarsiate di madreperla con i centoto segni di buon auspicio che nella tradizione permettono di riconoscere un Buddha. Lungo la parete opposta una fila di centoto ciotole di bronzo raccoglie le monetine dei visitatori, una per ciotola, in un rito che porta fortuna a chi lo compie e finanzia la manutenzione del tempio con il tintinnio più costante della città.
Il resto del complesso
Fuori dal padiglione comincia la parte che chi va di fretta trascura, e che vale almeno metà della visita. Quattro grandi chedi rivestiti di piastrelle colorate ricordano i primi sovrani della dinastia Chakri, e attorno a loro se ne contano quasi un centinaio di più piccoli, mentre i chiostri doppi che circondano la sala d'ordinazione allineano centinaia di immagini del Buddha recuperate dai templi abbandonati del nord dopo la caduta di Ayutthaya. Fra un cortile e l'altro si aprono giardini rocciosi in stile cinese con statue di guardiani dal cappello a punta, arrivate come zavorra sulle navi mercantili, e padiglioni ombrosi dove i gatti del tempio dormono ai piedi degli stupa. È la parte più quieta del vecchio nucleo reale, e nelle ore calde regala l'unico silenzio della zona.
La culla del massaggio thailandese
Il Wat Pho è considerato la casa madre del massaggio tradizionale thailandese, perché le tavole anatomiche incise nel marmo dei suoi padiglioni fissarono per la prima volta i punti e le linee di energia su cui la tecnica si basa. La scuola di medicina tradizionale che ne discende è nata a metà del Novecento e funziona ancora dentro il complesso, con padiglioni aperti ai visitatori senza prenotazione dove si sceglie fra mezz'ora ai piedi e un'ora di trattamento completo, a tariffe lontane da quelle degli alberghi. Farsi sistemare la schiena a pochi passi dal Buddha sdraiato, dopo una mattina passata a camminare fra i cortili, è una delle comodità meglio congegnate della capitale, e il molo da cui parte il traghetto per il Wat Arun si trova appena fuori dal cancello.
Informazioni utili
- Orari
- Tutti i giorni 8:00 - 19:30
- Ingresso
- 300 baht per gli stranieri
- Come arrivare
- MRT Sanam Chai, uscita 1, e cinque minuti a piedi; oppure battello sul Chao Phraya fino al molo Tha Tien (N8)
- Indirizzo
- 2 Sanam Chai Road, Phra Nakhon, Bangkok 10200
- Sito ufficiale
- watpho.com
- Mappa
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