Ultimo grande tempio reale costruito nella capitale, il Wat Benchamabophit si erge nel quartiere di Dusit, a poca distanza dai palazzi che Rama V stava facendo edificare in quegli stessi anni. I lavori cominciarono nel 1899 su progetto del principe Naris, fratellastro del sovrano e uno degli artisti thailandesi più stimati della sua generazione, ed è all'ingegnere italiano Carlo Allegri che si deve l'idea di rivestire l'edificio con il marmo bianco di Carrara fatto arrivare apposta dall'Italia. Lo stesso Rama V scelse personalmente le vetrate colorate durante un soggiorno a Milano nel 1907, e il risultato è un tempio dalle proporzioni interamente thailandesi che parla però con un accento europeo, cosa che nessun altro santuario del paese fa in modo altrettanto evidente.
Il viharn e le vetrate
Il salone principale colpisce prima di tutto per la luce, perché le finestre non sono le consuete aperture schermate ma vetrate istoriate, rarissime in un edificio buddhista, che di mattina proiettano il colore sul pavimento di marmo. Sull'altare siede una copia del Phra Phuttha Chinnarat, il Buddha di Phitsanulok che è fra le immagini più venerate del paese, e sotto la base riposano le ceneri di Rama V, il che fa di questo salone qualcosa di più di una sala di preghiera. Fuori, i due leoni di marmo che sorvegliano l'ingresso e i tetti a più falde rivestiti di tegole cinesi smaltate compongono la facciata che compare sul retro della moneta da cinque baht, e confrontare la moneta con l'originale resta il souvenir gratuito che quasi tutti dimenticano di portarsi a casa.
Il chiostro dei cinquantadue Buddha
Dietro il salone si apre il cortile porticato che raccoglie cinquantadue immagini del Buddha, fra originali e calchi, provenienti da tutte le tradizioni artistiche della regione, dallo stile di Sukhothai a quello di Lopburi, dal Lanna del nord alle scuole khmer, birmana e cinese. Rama V le fece riunire perché servissero da repertorio comparato per gli artisti thailandesi, ed è quindi un piccolo museo dell'arte buddhista asiatica travestito da chiostro, la parte del complesso che i visitatori di passaggio saltano più spesso e forse la più interessante. Il recinto è attraversato da un canale con ponticelli di marmo, e nella prima luce del mattino è da lì che esce la fotografia migliore.
Quando andarci
L'ora giusta è quella che precede le sette e mezza del mattino, quando i monaci ricevono le offerte davanti al tempio invece di uscire in questua per le strade del quartiere, in una scena che i fotografi ormai conoscono bene ma che resta autentica. Più tardi il marmo bianco riverbera il sole al punto da rendere faticoso guardare la facciata a occhio nudo, e il tempio dà il suo meglio nelle prime e nelle ultime ore. L'abbigliamento è quello richiesto in ogni tempio thailandese, con spalle e ginocchia coperte, e la visita non porta via più di un'ora.
Informazioni utili
- Orari
- Dal lunedì al sabato 8:00 - 17:00; la domenica e nei giorni festivi 10:00 - 17:00
- Ingresso
- 50 baht per gli stranieri, ingresso libero per i thailandesi
- Come arrivare
- Autobus 72, 157, 503 e 510; in taxi un quarto d'ora dal Grande Palazzo Reale, oppure MRT Sam Yot e poi un breve tragitto su strada
- Indirizzo
- 69 Thanon Si Ayutthaya, Dusit, Bangkok 10300
- Sito ufficiale
- watbencha.com
- Mappa
- Apri su Google Maps