Capoluogo dell'isola e sua unica città vera, Phuket Town sta nell'angolo sudorientale di Phuket, lontana da ogni spiaggia e per questo saltata da chi passa una settimana sul versante occidentale. È un peccato, perché la ricchezza dell'isola non è nata dal turismo ma dallo stagno. Fra Ottocento e Novecento le miniere attirarono decine di migliaia di lavoratori dal Fujian, e i mercanti cinesi che ci fecero fortuna si costruirono qui le case che si vedono ancora oggi, mescolando le botteghe a portico del sudest asiatico con gli stucchi e le persiane di gusto europeo arrivati da Penang e da Singapore.
Le strade che contano
Thalang Road è l'asse principale, una fila continua di shophouse a due piani con il porticato coperto al piano terra, pensato per camminare all'ombra e sotto la pioggia, le persiane di legno e le facciate in giallo, verde acqua e rosa, oggi occupate da caffè, sartorie, negozi di stoffe e qualche bar. A metà la taglia Soi Romanee, cento metri di case basse dipinte che sono il pezzo più fotografato dell'isola e che erano la via dei bordelli, delle bische e delle fumerie d'oppio dei minatori, un passato che qui nessuno nasconde. Su Dibuk e su Krabi Road stanno invece le ville dei padroni delle miniere, con le colonne, i giardini murati e i cancelli in ferro battuto.
I musei
Il Thai Hua Museum, sistemato nell'edificio della vecchia scuola cinese su Krabi Road, è il posto giusto per capire la cultura baba, quella dei cinesi hokkien che sposarono donne locali e produssero una cucina, un abito da sposa e un modo di costruire che non sono né cinesi né thai, e chiede duecento baht e una quarantina di minuti. Poco distante, la Baan Chinpracha è una casa privata del 1903, voluta dal figlio di un immigrato hokkien arrivato per lo stagno, che apre alcune stanze con i mobili, le piastrelle e le porcellane d'epoca ancora al loro posto, e si visita in venti minuti con un biglietto da centocinquanta baht. Ci sono poi il museo ricavato nel vecchio ufficio postale e quello sistemato nella sede della Chartered Bank, entrambi gratuiti e utili a completare il quadro.
Il mercato della domenica e le feste
La domenica, dal tardo pomeriggio, Thalang Road viene chiusa al traffico e diventa il Lard Yai, il mercato grande, con le bancarelle di cucina hokkien che a Bangkok non si trovano, dall'o-tao, la frittata di ostriche e taro, al moo hong, il maiale brasato alla cannella, fino ai noodle hokkien, per lo più a poche decine di baht a porzione, e con la musica dal vivo agli incroci. È il momento migliore della settimana per essere qui, e il più bello è l'inizio, prima che la folla si compatti. Una volta l'anno, nel nono mese del calendario lunare cinese e quindi fra la fine di settembre e l'ottobre, la città ospita per nove giorni il Festival Vegetariano, fatto di digiuno, di processioni e di devoti che si trafiggono le guance, una cosa seria e assordante che non è uno spettacolo organizzato per i visitatori.
Come inserirla nel viaggio
Mezza giornata basta e avanza. Il modo migliore è arrivare verso le tre del pomeriggio, girare le strade con la luce bassa e fermarsi a cena al mercato o in uno dei ristoranti ricavati nelle case d'epoca. Dalla città il Wat Chalong dista otto chilometri e il Grande Buddha una quindicina, e i tre luoghi si abbinano bene nella stessa uscita, magari chiudendo con il tramonto sul molo di Rawai.
Informazioni utili
- Orari
- La città vecchia si gira liberamente a ogni ora; i musei aprono in genere dalle 9:00 alle 17:00
- Giorni di chiusura
- Il mercato di Thalang Road, il Lard Yai, si tiene solo la domenica, dal tardo pomeriggio alle 22:00 circa
- Ingresso
- Girare è gratis; Thai Hua Museum 200 baht, Baan Chinpracha 150 baht
- Come arrivare
- Songthaew azzurro dal mercato di Ranong Road verso tutte le spiagge, una trentina di baht e circa un'ora per Patong, solo di giorno; auto con conducente da Patong 300-400 baht
- Indirizzo
- Thalang Road, Talat Yai, Mueang Phuket, Phuket 83000
- Mappa
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