Provincia più stretta e più bagnata della Thailandia, Ranong è un nastro di terra schiacciato fra le montagne e il mare delle Andamane, largo in un punto appena nove chilometri, con la Birmania sull'altra sponda dell'estuario del fiume Kraburi. Qui piove più che in qualunque altra provincia del paese, al punto che i thailandesi la chiamano Fon Paet Duean, otto mesi di pioggia, e questa è insieme la sua condanna turistica e la ragione per cui è rimasta verde e poco costruita. Non è una destinazione da spiaggia, ma è il punto di partenza per Koh Phayam ed è uno dei pochi posti della Thailandia in cui ci si immerge nell'acqua calda invece che nel mare.
Cosa vedere a Ranong
Le sorgenti calde di Raksawarin
Tre polle che escono dal terreno a sessantacinque gradi dentro un parco pubblico a due chilometri dal centro, dove si entra gratis e si mettono i piedi a bollire accanto ai residenti.
Le mangrovie di Ngao
La mangrovia meglio conservata della Thailandia, riserva della biosfera dal 1997, con un chilometro di passerella di legno fra le radici e una torre da cui si vede tutta.
Mangrovie, cascate e storia dello stagno
La costa provinciale è una fascia continua di mangrovie, la meglio conservata del paese e riconosciuta dall'UNESCO come riserva della biosfera, visitabile su una passerella di legno sospesa sopra il fango. A una quindicina di chilometri a settentrione, sulla strada per Chumphon, la cascata di Punyaban scende a più salti in mezzo alla foresta con una passerella e quasi nessuno intorno. In città restano invece le tracce della ricchezza mineraria dell'Ottocento, cioè la residenza del governatore di origine hokkien che fece la fortuna della provincia con lo stagno e le tombe di famiglia in stile cinese sulla collina, che raccontano la stessa storia di migrazione già vista nella città vecchia di Phuket.
Il confine birmano
Dal molo di Saphan Pla, pochi chilometri fuori città, partono le barche a coda lunga per Kawthaung, la cittadina birmana sull'altra riva, in una mezz'ora di navigazione fra i pescherecci e le boe dell'estuario. È rimasto l'unico valico fra Thailandia e Birmania regolarmente aperto ai visitatori stranieri, e per una gita in giornata non serve un visto birmano ma soltanto il passaporto, una fotocopia e un permesso di frontiera che si paga in dollari in contanti, con banconote in buono stato.
Va però detto con chiarezza che questo passaggio non è più la scorciatoia che è stato per anni. Le regole cambiano senza preavviso a seconda della situazione politica birmana, e soprattutto dal 15 settembre 2026 la Thailandia ha ridotto a trenta giorni l'esenzione dal visto per la maggior parte delle nazionalità e ha limitato a due ingressi per anno solare quelli effettuati via terra o via fiume in esenzione di visto, con l'eccezione di alcuni paesi vicini. Chi contava sul cosiddetto viaggio di rinnovo deve quindi rifare i conti, e conviene comunque verificare la situazione con l'ufficio immigrazione di Ranong il giorno stesso invece di darla per scontata.
Arrivare e quando venire
Da Bangkok ci sono voli diretti per l'aeroporto provinciale e autobus notturni che chiedono nove o dieci ore, mentre da Khao Lak sono circa quattro ore di strada verso settentrione. La stagione asciutta è corta e va grosso modo da dicembre a marzo, mentre fuori da quei mesi la pioggia non è un dettaglio, i traghetti per le isole si diradano e diverse strutture chiudono, come ricorda la pagina su quando andare in Thailandia.