Santuario di Shiva costruito in cima al cono di un vulcano spento, nella provincia di Buriram, Phanom Rung è probabilmente il complesso khmer più scenografico della Thailandia. Fu edificato e rimaneggiato fra il X e il XIII secolo, e il nome, che in khmer antico vuol dire monte grande, compare in un'iscrizione trovata sul posto insieme a quello di chi lo volle, Narendraditya, un principe della casata di Mahidharapura imparentato con Suryavarman II, il sovrano che ad Angkor fece costruire Angkor Wat. La collina rappresenta il monte Kailash dove abita Shiva, e tutta la salita che porta al santuario è pensata come un pellegrinaggio verso quella dimora.

La salita

Si parte dal piazzale con il padiglione in cui i re si purificavano prima di entrare, si attraversa il viale processionale lastricato, fiancheggiato da settanta colonne di arenaria a bocciolo di loto, e si arriva al primo ponte dei naga, a pianta di croce, con i serpenti a cinque teste rivolti verso i quattro punti cardinali e, al centro del pavimento, un loto a otto petali che allude alle otto direzioni dell'universo. Vengono poi le scalinate a ripiani, il cortile in cima, un secondo ponte e infine un terzo, che immette nel santuario vero e proprio. Il prang centrale è in arenaria rosa e porta gli architravi e i frontoni più belli dell'arte khmer in Thailandia, a cominciare dal frontone con Shiva Nataraja che danza, sopra il portale est.

Le due pietre tornate a casa

Sotto quel frontone sta il celebre architrave di Narai Banthomsin, con Vishnu addormentato sul serpente cosmico. Fu rubato a metà degli anni Sessanta, finì all'Art Institute di Chicago, dove restò esposto per oltre vent'anni, e tornò in Thailandia soltanto nel 1988 al termine di una campagna popolare che i thailandesi ricordano ancora, per essere rimontato al suo posto il 7 dicembre di quell'anno, a restauro concluso. Della stessa porta faceva parte anche un pilastro con Krishna che solleva il monte Govardhana, uscito dal paese negli stessi anni e finito nello stesso museo, la cui restituzione è stata annunciata nel giugno del 2024, trentasei anni dopo l'altra.

Cosa vedere a Phanom Rung

Muang Tam

Otto chilometri più in basso, in pianura, il Prasat Muang Tam è il complemento naturale della visita, più antico e meno spettacolare ma con quattro vasche a elle bordate da naga di pietra che ne fanno il più fotogenico dei due. Insieme al vicino Prasat Plai Bat, che si alza su un altro vulcano spento, i due templi formano il gruppo candidato dal 2019 alla lista del patrimonio mondiale.

Praticità

Il parco apre tutti i giorni dalle sei alle diciotto e l'ingresso costa circa duecento baht, con un biglietto combinato che comprende anche Muang Tam. Non c'è trasporto pubblico che salga fino al tempio, quindi o si arriva in auto da Buriram o da Korat, pagando una piccola tariffa per portarla al parcheggio in alto, oppure si prende un autobus sulla statale 24 fino al bivio di Ban Ta Pek e si contratta un moto-taxi. Vale la pena sapere che nel luglio del 2025 il parco e Muang Tam sono rimasti chiusi due settimane per gli scontri sul confine cambogiano, e che da allora i visitatori sono molti meno di prima, tanto che nelle giornate normali il santuario è quasi vuoto.