Sulla statale 2, la Mittraphap, che sale da Bangkok verso l'Isan, poco prima di arrivare a Korat, c'è un tempio davanti al quale si fermano quasi tutti i pullman e che quasi nessuna guida in italiano nomina. È il Wat Non Kum, nel distretto di Sikhio, una quarantina di chilometri a ovest del capoluogo, e i thailandesi lo chiamano più spesso Wat Luang Pho To, dal nome della statua che custodisce.
La statua
Il motivo per cui ci si ferma è un'immagine colossale di Somdet Phra Phutthachan To Phrommarangsi, il monaco dell'Ottocento più venerato della Thailandia, quello a cui si attribuisce la formula protettiva che i thailandesi portano al collo dentro gli amuleti. È fusa in ottone brunito, misura tredici metri di altezza per otto di larghezza alla base e pesa sessantuno tonnellate, ed è la più grande immagine di Somdet To del paese; la fusione fu completata il primo aprile del 2000. A volerla fu Sorapong Chatree, uno degli attori più amati del cinema thailandese e artista nazionale, morto nel 2022 e ricordato qui da un piccolo caffè a lui dedicato, tanto che il tempio è conosciuto anche come Wat Sorapong.
Il resto del complesso
Attorno alla statua si aprono i padiglioni con i tetti a più falde e le cuspidi dorate, i giardini e uno specchio d'acqua che nel pomeriggio raddoppia tutto nel riflesso, ed è proprio la luce del tardo pomeriggio quella per cui vale la sosta. Il tempio però non è nato ieri, perché fu fondato nel 1913 da una comunità shan, e il suo vecchio ubosot in mattoni, con le aperture ad arco, è un monumento registrato dal 1996. C'è una mensa che offre da mangiare gratis a chi arriva, ci sono molti spazi per fare offerte, e a differenza di tanti templi vetrina qui i visitatori sono in buona parte pellegrini. L'ingresso è libero, ci si toglie le scarpe per entrare nei padiglioni e valgono le regole di sempre, con spalle e ginocchia coperte, senza dare le spalle alle statue nelle fotografie e senza salire sui piedistalli.
Korat città
Chi prosegue verso il capoluogo trova in centro il monumento a Thao Suranari, che i locali chiamano Ya Mo, cioè nonna Mo, la moglie del vicegovernatore che secondo la tradizione nel 1826 organizzò la resistenza della città contro l'esercito di Vientiane. È il cuore simbolico di Korat, coperto di ghirlande a ogni ora, con la gente che le si inginocchia davanti e i cantanti ingaggiati per sciogliere un voto. Alle sue spalle si apre la porta Chumphon, l'unica rimasta delle quattro che si aprivano nelle mura fatte tracciare da re Narai a ingegneri francesi, quando Korat fu ridisegnata come piazzaforte di frontiera.
Informazioni utili
- Orari
- Dalle 6:00 alle 18:00
- Ingresso
- Ingresso libero, si lascia un'offerta
- Come arrivare
- Sulla statale 2, la Mittraphap, nel distretto di Sikhio, una quarantina di chilometri a ovest di Korat, mezz'ora in auto oppure con gli autobus Bangkok Korat che fermano a richiesta
- Indirizzo
- Tambon Mittraphap, Sikhio, Nakhon Ratchasima 30140
- Mappa
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