Angolo sudorientale dell'Isan, dove la Thailandia tocca insieme il Laos e la Cambogia, Ubon Ratchathani è lontana da tutto, tanto che dal capoluogo a Bangkok ci vogliono una decina di ore di treno notturno. Proprio per questo ha conservato una personalità che altrove si è diluita, perché qui si parla lao più che thai e il calendario delle feste conta più di quello turistico.

Cosa vedere a Ubon Ratchathani

Sam Phan Bok

Centoventi chilometri a nord, nel distretto di Pho Sai, un tratto del letto del Mekong si scopre nella stagione secca e rivela migliaia di conche circolari scavate dai vortici, che danno il nome al posto, i tremila buchi. Ci si cammina sopra fra pozze e creste, ed è un paesaggio che non somiglia a nessun altro nel paese. Le acque si ritirano da novembre in poi e il minimo è in aprile, mentre con le piogge tutto sparisce sott'acqua.

In città e attorno

Nel centro vale il Wat Thung Si Muang, con la biblioteca dei testi sacri costruita in teak su pilastri in mezzo a una vasca d'acqua perché le formiche non arrivassero ai manoscritti, ed è uno degli edifici in legno più belli dell'Isan. Fuori città, il Wat Sirindhorn Wararam di Phu Prao ha la facciata dipinta con una vernice fotoluminescente che dopo il tramonto disegna un albero verde, ed è dichiaratamente kitsch, ma i thailandesi ci vanno in massa.

Praticità

L'aeroporto è servito da tre compagnie con voli quotidiani da Bangkok in poco più di un'ora, e il treno notturno resta l'alternativa comoda. Le distanze qui sono vere e senza un mezzo proprio si combina poco. Va sapendo che questa provincia è il punto in cui, nel maggio del 2025, è cominciata la crisi al confine con la Cambogia, e a un anno di distanza i valichi cambogiani restano chiusi; le mete di questa pagina stanno però tutte sul versante laotiano, che è un'altra frontiera e un'altra situazione.