Il nome della città significa «prima città», e la tradizione vuole che sia il punto in cui il buddhismo entrò in quello che sarebbe diventato il Siam, portato dai missionari inviati dall'imperatore Ashoka. Su questa origine leggendaria si innesta una storia archeologica solida, perché in epoca dvaravati i mon costruirono qui un grande stupa, attorno al quale crebbe uno dei centri principali della loro civiltà. Quando il corso del fiume si spostò la città venne abbandonata, la foresta si riprese l'area e la costruzione si ridusse a un cumulo coperto di vegetazione, in cui per secoli nessuno riconobbe più niente.
Il chedi di Rama IV
Nel 1831 il principe Mongkut, che allora viveva da monaco, visitò quelle rovine e ne rimase talmente colpito che, salito al trono come Rama IV, ordinò di costruirvi sopra uno stupa nuovo e assai più grande, in stile cingalese. I lavori andarono avanti dal 1853 fino al 1870 e furono completati dal figlio Rama V, e il risultato è una campana rovesciata alta 120,45 metri con una circonferenza alla base di 235,50, interamente rivestita di piastrelle di ceramica arancione fatte arrivare dalla Cina. È il chedi più alto della Thailandia e il secondo del mondo, superato di pochi metri da uno stupa che le fonti identificano ora con la pagoda Shwemawdaw in Birmania ora con il Jetavanaramaya di Ceylon, e la costruzione mon originale è ancora là sotto, inglobata nella nuova.
La visita
Attorno alla base corre una terrazza circolare con quattro viharn orientati ai punti cardinali, ciascuno con la propria statua e i propri affreschi, e percorrerla per intero significa camminare per più di duecento metri. Nel viharn settentrionale si trova il Phra Ruang Rojanarit, un Buddha in piedi di bronzo alto poco più di sette metri, che Rama VI fece realizzare a partire da un'immagine antica proveniente da Sukhothai e che fu completato nel 1915; nella parete dietro la statua sono conservate le ceneri dello stesso Rama VI, della sua consorte e della figlia. Il giro completo con le soste chiede un'ora, e nel recinto c'è anche un museo con i reperti dvaravati degli scavi, che però osserva giorni di chiusura propri.
È un tempio in piena attività e non un sito archeologico, per cui si tolgono le scarpe per entrare nei viharn, servono spalle e ginocchia coperte, e in certi giorni ci si trova in mezzo a cerimonie con centinaia di fedeli. La terrazza è di pietra chiara e a mezzogiorno scotta al punto da rendere difficile camminarci scalzi, quindi un paio di calzini nella borsa risolve un problema che altrimenti accorcia parecchio la visita.
Quando andare
La luce migliore sulle piastrelle è quella della prima mattina e dell'ultimo pomeriggio, quando l'arancione vira quasi al rosso e la mole si stacca nettamente dal cielo. In novembre, attorno alla ricorrenza del Loi Krathong che segue il calendario lunare, si tiene la grande fiera annuale del chedi, con una settimana di bancarelle, giostre e spettacoli tutto attorno alla base e la città al completo.
Informazioni utili
- Orari
- Tutti i giorni 7:00 - 20:00; il museo del tempio apre dalle 9:00 alle 16:30
- Giorni di chiusura
- Il museo del tempio chiude il lunedì e il martedì; il chedi resta visitabile
- Ingresso
- Per gli stranieri poche decine di baht, con le fonti che indicano fra i 50 e i 60; libero per i thailandesi
- Come arrivare
- Cinquantasei chilometri a ovest di Bangkok: treno da Thonburi in circa un'ora e mezza oppure minivan dal terminal sud di Sai Tai Mai in un'ora, poi dieci minuti a piedi dalla stazione
- Indirizzo
- Phra Pathom Chedi, Mueang Nakhon Pathom, Nakhon Pathom 73000
- Mappa
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