Nel 1966 un giovane antropologo americano che camminava per il villaggio di Ban Chiang inciampò nella radice di un albero di cotone e cadde; rialzandosi si accorse che dal terreno spuntavano bordi di vasi di terracotta, tutti uguali e tutti decorati. Da quella caduta è nato uno dei siti archeologici più importanti del sudest asiatico, patrimonio dell'umanità dal 1992, e il villaggio, che sta una sessantina di chilometri a est di Udon Thani, è rimasto un villaggio, con le case sopra e il cimitero preistorico sotto.
Cosa c'era qui
Il paese siede su un dosso ovale di circa quattrocento rai che si alza di otto metri sulla pianura, e sotto ci sono strati di sepolture sovrapposte accumulati per millenni. I morti venivano seppelliti con il loro corredo, cioè vasi, utensili, bracciali e punte di lancia. La datazione del sito è stata a lungo discussa, perché le prime stime spingevano l'inizio della metallurgia del bronzo così indietro da rimettere in causa la priorità del Vicino Oriente, e le analisi successive hanno corretto le cifre; resta però il fatto che qui si fondeva e si lavorava il bronzo molto presto, e soprattutto che quella tecnologia fu messa a punto sul posto e non importata dalla Cina o dall'India. Dalle ossa di bufalo e dai reperti in ferro gli archeologi hanno dedotto che quasi tremila anni fa si arava già la risaia allagata.
Gli abitanti di oggi non discendono da quella gente. Sono Tai Phuan, arrivati dalla provincia laotiana di Xiangkhouang circa due secoli fa, e a loro il museo dedica un edificio intero.
La ceramica
È l'immagine per cui il sito è conosciuto, cioè vasi panciuti in argilla chiara con spirali e volute dipinte in rosso, tracciate a mano libera, ognuna diversa. Appartengono alla fase più recente della cultura di Ban Chiang, mentre le più antiche sono nere e incise. Se ne trovano riproduzioni in tutto l'Isan, e i vasi «di Ban Chiang» venduti sulle bancarelle sono copie moderne fatte in paese, per altro fatte bene.
Le due visite
Il museo nazionale occupa tre edifici, e quello principale racconta la storia in nove sezioni, dalla visita reale del 1972 che salvò il sito dai saccheggiatori fino alla ricostruzione a grandezza naturale della trincea scavata nel 1974, dentro cui si cammina, e alla mappa dei centoventisette insediamenti della stessa cultura censiti nel bacino di Sakon Nakhon. Una sezione riprende la mostra che l'università della Pennsylvania portò negli Stati Uniti, ed è il motivo per cui i vasi di Ban Chiang sono noti anche fuori dalla Thailandia.
Cinquecento metri più a est, dentro il recinto del Wat Pho Si Nai, sta lo scavo lasciato aperto e coperto da una tettoia, con gli scheletri e i vasi al loro posto, esattamente come sono stati trovati. Fu allestito dopo la visita del re e della regina del 20 marzo 1972 ed è il primo museo all'aperto del paese; le campagne del 2003 e del 2005 vi hanno trovato scheletri animali completi, fra cui un cane e un bufalo con le ossa dei piedi deformate dal lavoro, che è la prova più diretta che l'animale veniva impiegato nei campi. È compreso nel biglietto ed è la parte che vale il viaggio.
Informazioni utili
- Orari
- 8:30 - 16:00
- Giorni di chiusura
- Risulta aperto tutti i giorni, a differenza della maggior parte dei musei nazionali, ma le fonti non concordano e conviene telefonare prima di partire
- Ingresso
- 200 baht per gli stranieri e 30 per i thailandesi, museo e scavo di Wat Pho Si Nai compresi
- Come arrivare
- Una sessantina di chilometri a est di Udon Thani, nel distretto di Nong Han; songthaew dal mercato Rangsina, circa un'ora, oppure quaranta minuti in auto
- Indirizzo
- Museo nazionale di Ban Chiang, via Sutthiphong, Ban Chiang, Nong Han, Udon Thani 41320, tel. 042 235 040
- Sito ufficiale
- finearts.go.th/banchiangmuseum
- Mappa
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