Nell'aprile del 2018 Satun è diventata il primo geoparco UNESCO della Thailandia, e la ragione sta sotto i piedi di chi ci cammina. Le rocce di questa provincia si sono formate sul fondo di un oceano fra il Cambriano e il Permiano, cioè in un arco che va dai cinquecento ai duecentocinquanta milioni di anni fa, quando questo pezzo di crosta si trovava nell'emisfero meridionale, e contengono una delle sequenze di rocce sedimentarie marine più complete e continue del sudest asiatico, ricca di trilobiti, brachiopodi, nautiloidi, graptoliti e stromatoliti. Il geoparco copre quattro distretti e non è un sito recintato ma un territorio, con dentro grotte, cascate, isole e un paio di musei.
La grotta Le Stegodon
È l'attrazione principale e da sola giustifica la deviazione. Un torrente entra sotto una montagna calcarea e ne esce quattro chilometri più avanti, e la traversata si fa in kayak, sdraiandosi quando il soffitto si abbassa, con la torcia frontale e accompagnati da una guida della comunità locale. Dentro si attraversano sale grandi, formazioni di stalattiti e punti in cui le luci si spengono e non si vede assolutamente nulla, e il percorso chiede fra le due e le tre ore. Il nome viene dal fossile che vi hanno trovato, un dente e alcuni frammenti di Stegodon, un proboscidato estinto imparentato alla lontana con gli elefanti, insieme a resti di rinoceronte. Si esce dall'altro versante della montagna e si rientra in furgone.
Due avvertenze concrete. La traversata dipende dalla marea e dalla portata del torrente, quindi nella stagione delle piogge può essere sospesa anche all'ultimo momento, e chi soffre di claustrofobia farebbe bene a lasciar perdere, perché in alcuni tratti fra il pelo dell'acqua e la roccia restano una trentina di centimetri.
Il resto del geoparco
La cascata di Wang Sai Thong, nel distretto di Manang, scende in una serie di vasche di travertino, il calcare depositato dall'acqua, che formano gradoni azzurri in cui si fa il bagno, e l'ingresso è libero. Altrove ci sono affioramenti in cui i fossili marini si vedono direttamente nella roccia, con i pannelli esplicativi del geoparco, mentre i musei di Thung Wa e del capoluogo raccontano in poche sale la deriva dei continenti applicata a questo pezzo di Thailandia. Al largo, l'isolotto di Koh Khai con il suo arco naturale di roccia, dentro il parco di Tarutao, è l'immagine che la provincia usa come simbolo.
Vale la pena sapere che il riconoscimento UNESCO non ha messo il territorio al riparo da tutto, perché negli anni successivi si è aperta una vertenza sull'attività di cava del calcare all'interno dell'area del geoparco, che gruppi di abitanti e ambientalisti hanno contestato. È una tensione ricorrente in questo genere di riconoscimenti, e conoscerla aiuta a capire il posto meglio di qualunque depliant.
Come organizzarsi
Non esiste un trasporto pubblico che colleghi i punti del geoparco, quindi serve un'auto a noleggio, uno scooter per gli spostamenti brevi oppure un'escursione organizzata dal capoluogo o da Pak Bara. La grotta va prenotata, perché i gruppi sono contingentati e le guide sono quelle del villaggio, e due giorni bastano per mettere insieme la grotta, la cascata e un museo.
Informazioni utili
- Orari
- Le traversate della grotta partono in mattinata e nel primo pomeriggio, secondo la marea e la portata del torrente
- Ingresso
- Kayak con guida qualche centinaio di baht a barca da due persone; i musei del geoparco chiedono un ingresso simbolico o nulla
- Come arrivare
- La grotta si trova nel distretto di Manang, una quarantina di chilometri da Satun; il geoparco copre quattro distretti e si gira soltanto con un mezzo proprio o con un'escursione
- Indirizzo
- Tham Le Stegodon, Thung Wa - Manang, Satun 91110
- Mappa
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